In questi anni la celebrazione laica è sempre più sentita, è sempre più forte il bisogno di dare dignità e significato a molti momenti della nostra vita, attraverso un rito, un momento di piena condivisione, un segno tangibile di passaggio, di impegno, di presa in carico di responsabilità. E in questi momenti celebrare diventa quasi indispensabile. Tutto questo può essere fatto con un approccio unico, partecipato, con un sentire laico, inclusivo, per vivere un rito che riconosca anche le emozioni, le esperienze, i vissuti, gli affetti, i sogni, i ricordi, le storie, nel rispetto e nella valorizzazione di tutte le diversità.
Il celebrante guida, accompagna e facilita questo percorso condiviso, costruisce su misura la celebrazione, insieme ai protagonisti, e la rende unica e partecipata

Ogni unione è diversa, unica nei suoi protagonisti e nella sua storia. Per questa la celebrazione non può che essere anch’essa unica, speciale e costruita con entusiasmo ed empatia insieme agli sposi, dove gli sposi sono coinvolti sin dal primo momento nella realizzazione della loro celebrazione. Il celebrante ha un ruolo di facilitatore e cercherà di rendere il rito vero e sentito, anche per coinvolgere gli invitati durante la celebrazione.
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Qualsiasi fine di una vita merita un saluto, un ricordo da lasciare ai presenti. Un ricordo fatto di gioie e di dolori, di conquiste e fallimenti, di affetti e passioni. E chi resta dovrebbe fare tesoro di tutto il lascito del congiunto, dovrebbe far germogliare tutti i semi che ha piantato nel suo cammino, per onorarlo e per ricordarlo.
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Ogni nascita richiede impegno e responsabilità, gioia e amore tra tutti i membri della famiglia e non solo. Anche la comunità può scegliere di farsi carico del bambino o della bambina e questa assunzione di responsabilità può essere fatta attraverso un rito di benvenuto, un rito che aiuta famiglia e comunità a celebrare questa nuova vita, ad accoglierla, a sostenerla e a prendersi cura di lei.
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